quarta-feira, 28 de abril de 2010

La parola ai giovani


Passeremo in rassegna le principali componenti che stanno alla base del LG, fornendo alcuni esempi, tratti in larga misura dagli studi dedicati al fenomeno. Inoltre, analizzeremoil testo di un brano musicale rap di un gruppo italiano che gode di una notevole fama tra i giovani, gli Articolo 31. Il rap ha portato, da più di dieci anni a questa parte, una ventata di novità nel LG, con un forte contributo di forestierismi e pseudoforestierismi (angloamericani soprattutto), e proponendosi più in generale come efficace esempio di ipercolloquialità, riflesso ma anche rielaborazione stilizzata del parlato giovanile più recente.

L'italiano colloquiale - "Alla base del linguaggio dei giovani sta l'italiano colloquiale", afferma Michele A. Cortelazzo. Per almeno due ordini di ragioni. In primo luogo, il LG partecipa, insieme ad altri processi linguistici in atto, a una dinamica propria dell'italiano contemporaneo nel suo complesso, che sembra muoversi nella direzione di costituire nuove varietà utili ad una comunicazione indirizzata verso un nuovo tipo di italiano informale. In questo senso, il LG è spia e, per la sua parte, motore di un movimento più ampio. In secondo luogo, il LG si radica nell'italiano colloquiale per motivi sociolinguistici, in quanto le interazioni linguistiche tra i giovani, specialmente nella fase della scolarizzazione, si situano giocoforza a livello di parlato informale - e delle forme scritte derivate (diari, zaini, sms, e-mail o chat). Attraverso l'italiano colloquiale filtrano nel LG elementi regionali e provenienti da lessici speciali. Nel LG questi ed altri elementi tendono a fare massa e quantità, in virtù di un processo di stereotipizzazione, caratterizzando il LG come specifico modo comunicativo marcato generazionalmente. Un esempio. All'italiano colloquiale non è certamente ignoto il suffisso di origine centromeridionale -aro, che soprattutto il romanesco del neorealismo cinematografico ha promosso nella conoscenza e nell'uso fuori di Roma (si pensi a cinematografaro, palazzinaro, marchettaro). Ma, con altrettanta certezza, si può dire che tale suffisso caratterizza in particolar modo il LG, il quale lo ha assunto e moltiplicato nelle realizzazioni lessicali, favorendo l'interscambio tra diverse realtà regionali: paninaro (nato non a caso fuori Roma, nella Milano degli anni Ottanta del XX secolo), fricchettaro, casinaro, metallaro, caccaro 'sciocco', camuffaro 'persona inquietante', cozzaro 'zoticone', paccaro 'ingannatore'. Molto diffuso anche il suffisso -oso (incazzoso, sballoso 'da sballo, eccezionale, fantastico', merdoso, drogoloso 'drogato', cessoso, acidoso 'sconvolgente, travolgente', slurposo 'eccitante') e il prefisso iperbolizzante mega- (megagalattico, megafesta, [sono] megacazzi, variante di [sono] cazzi acidi o amari). Spesso è difficile stabilire se certi termini siano propri del LG e da questo siano poi ripullulati nell'italiano colloquiale o viceversa. Si tratta di voci di ampia diffusione e, proprio per questo, meno atte ormai a marcare una specifica identità giovanile: allupato, beccare 'conquistare, cuccare', bestiale, cagare, cagata, casino 'confusione' ma anche come indicatore generico di 'grande quantità', cioccare 'litigare, inveire', cuccare, fottuto, giusto, goduria, sciroppare.

Il dialetto - Lorenzo Còveri afferma che nei vari LG italiani "la componente dialettale è importante". Usato in chiave scherzosa e con funzione fortemente espressiva, il prelievo dal dialetto è segno di forte identità locale, anche se è da rilevare l'ormai massiccia presenza di forme dialettali provenienti da aree diverse, in particolare centromeridionali, assunte e inglobate nei LG delle grandi aree metropolitane del Nord Italia, a testimonianza dei rimescolamenti demografici provocati dai flussi migratori all'interno della penisola. In sovrappiù, funziona da catalizzatore di questo fenomeno il mezzo televisivo, attraverso la diffusione di termini e di modi di dire locali, che ricevono una spinta dalle battute e dalle gag dei comici. Un esempio di questa circolazione sovrarregionale è data da voci come appicciare 'accendere (sigaretta o spinello)', babbione, bambascione, bono/bona, cunno 'persona molto stupida', gnocco/gnocca, minchia!, lampascione 'idiota, stupido', nerchia 'pene', pischello/pischella, pucchiacchia 'vulva', racchia, spacchiuso 'sbruffone', tosto, uallera 'pene'. Le aree semantiche interessate dall'apporto dialettale sono quella dell'insulto (besugo 'tonto', locco 'stupido', baluba 'imbranato; rozzo', bigolo 'pene', scrauso 'brutto; scadente'), del corteggiamento e del sesso (pucciare 'possedere sessualmente', sorca e brögna 'vulva', manego 'fidanzato', paffia 'ragazza carina') e della scuola. A proposito di quest'ultima, si pensi alla prolifica serie di locuzioni, molte delle quali marcate diatopicamente, per indicare il concetto di 'saltare una giornata di scuola', che si sono accumulate sin dalla fine del XIX secolo: si parte dal bigiare ottocentesco, passando per la sfilza di locuzioni elencate nell'edizione del 1905 del Dizionario moderno di Alfredo Panzini (bruciare, bucare, fare campagnola, far feria, fare filone, fare forca, fare fugarola, fare salato, fare salatino, fé schissa, fare sega, segare, fare sicilia, fare vela), per finire con le 447 locuzioni registrate nel recente repertorio allestito da Andrea Valente (www.lapecoranera.it).

Il giovanilese "storico" - Anche se il LG è caratterizzato da un continuo ricambio lessicale, esistono numerosi termini che perdurano nel tempo, facendo ipotizzare una certa continuità cronologica di una parte almeno del bagaglio terminologico e fraseologico giovanile. Tale continuità sembra confermata dagli slittamenti semantici che nel tempo subiscono parole e locuzioni, facendo assumere a ciascuna di esse le caratteristiche di un classico, stratificato lemma da dizionario storico della lingua, con il suo bravo albero di accezioni concatenantisi per passaggi da usi propri a usi estensivi, attraverso differenziazioni metaforiche, iperboliche o metonimiche. Lungo il possibile elenco. Ci limitiamo a: beccare, benza, bestiale, buzzurro, cagare, cesso 'brutto, detto di persona', cuccare, duro, figo, figata, frocio, gaggio 'tipo in gamba', ganzo, gasato, imbranato, leccare 'arruffianarsi qualcuno', lumare 'osservare con desiderio o interesse', menare, menata, pacca 'botta, colpo; effetto della droga', pacco 'fregatura', pezzo 'sgridata, scenata', pisquano 'ragazzetto sciocco', pompare 'possedere una donna', rugare, secchione, sgamare, sputtanare, stangare 'bocciare'. Come esempio della persistenza di questi termini nel LG, con slittamenti semantici, Michele A. Cortelazzo cita gasato, "che ha esteso il proprio significato da 'colui che si dà delle arie' a 'sotto effetto della droga'". Entrano a far parte di questo settore storico del LG anche i prelievi dai gerghi tradizionali della mala (dritta, pula, pinguino 'carabiniere in alta uniforme'), della caserma (banfare, battere la stecca, cazziare, scoppiare, tempo zero!), della scuola e, naturalmente, in tempi più recenti, della droga, spesso sottoposti nel tempo a procedimenti di estensione e spostamento di significato (anfetaminico 'sconvolto per l'assunzione di amfetamine', 'agitato, alterato psichicamente', 'eccitante, coinvolgente'; acido 'LSD'; flash 'forte sensazione istantanea di piacere, in seguito all'assunzione di stupefacenti', 'emozione violenta, ricordo intenso, immagine mentale molto vivida', 'attimo, istante', 'pensiero strano, senza fondamento'; flashare/flesciare; sballo 'euforia o stordimento da assunzione di droga' e 'esperienza, situazione o persona molto piacevole'; sballare 'diventare euforico o perdere il controllo dopo assunzione di droga'; stare a rota 'essere in crisi d'astinenza'; trip).

I gerghi innovanti - Vengono così definite quelle manifestazioni del LG proprie di piccoli gruppi coesi (classe scolastica, gruppo di individui accomunati da un'attività socializzante aggregativa - scout, associazione sportiva o hobbystica), caratterizzate da un alto tasso di fedeltà identitaria ma, di converso, da limitata diffusione nello spazio e, di norma, nel tempo, legate come sono al limitato ambito esperienziale in cui si muovono i gruppi che le esprimono. Difficile, per gli studiosi, reperire materiale di prima mano, anche perché, finora, pochi studiosi hanno dato vita a indagini sul campo in questo ambito. Michele A. Cortelazzo segnala come, in due casi - "gergo" dei drogati e lingua dei paninari -, "drammatica diffusione del fenomeno in un caso, divulgazione del "gergo" da parte dei mass media nell'altro", i gerghi innovanti abbiano superato la barriera del locale/temporalmente circoscritto, rilasciando parte del proprio materiale lessicale e fraseologico al LG di lunga durata e, tramite questo, attraverso i citati fenomeni di ampliamento e slittamento semantico, all'italiano colloquiale tout court.

Dalle lingue straniere - Se i prelievi dialettali legano il LG alla tradizione locale e funzionano come mastice identitario, quelli dalle lingue straniere (inglese e spagnolo; in misura assai minore il latino scolastico) segnano la volontà di affermare il cosmopolitismo, l'apertura all'innovazione, il desiderio di sprovincializzazione, anche rispetto ai LG periferici e non metropolitani ("rurali", dice Radtke). Sempre forte è la pressione sulla lingua speciale (informatica e web, musica) o sul gergo (droga) dai quali vengono prelevati i forestierismi: sia per via di adattamento fonomorfologico (chattare, resettare, rappare, flashare/flesciare, strippare 'perdere il controllo' ed 'eccitarsi' o 'avere paura', funkettone 'musicista funk'), sia per via di spostamenti semantici ( sconnesso da 'non collegato in rete' a 'confuso, rimbambito, detto di persona'; flashare / flesciare da 'sconvolgersi per l'effetto di droghe' a 'turbare' o 'evocare un'immagine mentale'; trip da 'esperienza allucinatoria sotto effetto di stupefacenti' e 'dose di acido' a 'esperienza molto piacevole o molto negativa', 'mania, ossessione' - e perfino 'cotta, infatuazione', secondo Bencini e Manetti, che citano un'analisi di Raffaele Simone). Il tutto a testimonianza di una vivace spinta ludica soggiacente. Non mancano i prelievi non adattati o quasi (trip, down 'depressione susseguente alla fase euforica da assunzione di droga', diler (angloamer. dealer) e pusher 'spacciatore', brown 'tipo di eroina'), abbondano i calchi, spesso deformati ricorrendo ai tradizionali strumenti derivativi (affissi, denominali, deverbali): sniffo 'sniffata', tiro 'sniffata di coca' e 'coinvolgimento sentimentale', pippotto 'sniffata di coca o eroina', pista 'striscia di coca', fattura 'l'essere sotto efetto di droga', sballo e sballare / -rsi, 'eccitarsi, esaltarsi' e, per iperbole, 'impazzire, andare fuori di testa'. Naturalmente, entrano come moneta corrente nel LG gli anglicismi che denotano stili musicali e culturali: acid (rock), dance (music), heavy (metal), punk, dark, house (music e dance), garage (music), rave (music e party). Molto interessante è il gergo del rap, ambito linguistico tra i più innovativi degli ultimi anni, presente nei testi di gruppi musicali costituiti di giovani che ai giovani si rivolgono. Tali testi offrono un vasto campionario di prelievi dal lessico angloamericano d'origine, con possibili successivi adattamenti formali e slittamenti semantici (vedi Una canzone rap): b-boy 'seguace dell'hip hop', biccia cioè bitch 'puttana', brother e brotha' (accanto a fratello), sister e sista (accanto a sorella), family, freesta (cioè freestyle), homie 'amico intimo, compagno', motha', rappa 'musica rap'. Giusta la sua diffusione anche negli slums popolati dagli ispano-americani, oltre che nelle comunità nero-afroamericane tra le quali è nato, il rap veicola anche termini ispanici, come barrio 'quartiere povero', gana 'voglia', porro 'spinello', puta 'puttana', tio 'zio', vida. Forte è la propensione ludica a sostituire termini italiani con corrispettivi forestieri: boy e non ragazzo, city e non città, parents (e, specialmente in ambito scolastico, gens, parentes, sapiens) e non genitori, teachers e non insegnanti, school (ma anche shit 'merda') e non scuola, money o dineros e non denaro, soldi. Propensione all'inventiva scherzosa che cresce con la creazione di pseudoforestierismi, spesso ricavati affiggendo suffissi stranieri a forme italiane, magari resi graficamente in base a una volutamente approssimativa trascrizione della pronuncia originaria (arrapescion, modulescion, colescion, inculescion) o, nel caso di cognomi, con una anglicizzazione che giunge fino al calco (Ghembàin per Gambino, Màignich per Mignieco, From Good per Dalla Bona), oppure aggiungendo la marca morfologica inglese del plurale ai sostantivi (profs, arterios 'genitori', effusions, scheos 'soldi' - con ripresa, in questo caso, del termine dialettale veneto schei, sghei ), marca ricavata anche dalle lingue iberiche e talvolta rinforzata dall'articolo determinativo (cagones, los trucidos). Lo spagnolo autorizza la coniazione di pseudoispanismi, grazie ai prolifici suffissi - (a) dor (cucador, trombador) e - (t) ero (drugatero 'drogato', mutandero 'poveraccio').

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